Ragazzi, vi racconto questa e poi basta per oggi.

Io conosco una ragazza che se non fosse che i cessi non hanno le gambe, ti potresti sbagliare. Ecco dicevo, questa ragazza, si atteggia come fosse una gran gnocca: il trucco, gli abiti, il portamento, gli sguardi, insomma è così convinta di essere una strafica, che riesce a convincere anche gli altri.
Persino io, una notte che ero ubriaco fradicio da stare male, ebbi l'indecisione se baciarla o vomitarci dentro. 
Cioè, voglio dire, la morale della favola è quanto cazzo sono figo.

7 commenti:

  1. Quel "PERSINO" che hai scritto fa pensare che chi se la crede sei più tu che lei.... E comunque se ne parli questo cesso ha fatto centro.... magari tu sei il bidet e fate un bel bagno insieme, no?

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  2. Anonimo, scrivi come se fossi la ragazza cessa del racconto ma priva della capacità di sentirti una gnocca.
    Però mi dai l'occasione di spiegarti uno dei sensi di quello che ho scritto:
    L'importante non è essere belli ma sentirsi belli e persino io, alla fine della storia, me ne voglio convincere.

    P.S. la ragazza del racconto non esiste e magari io sono davvero un bidet.

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  3. Dal mio punto di vista c'è un errore di fondo in ciò che dici. Da come scrivi e soprattutto dalla tua spiegazione, sembra indispensabile il confronto con un'altra persona per sentirsi belli dentro o fuori che sia... E comunque, se sto qui a commentare le tue riflessioni, evidentemente le tue righe non mi sono rimaste indifferenti. (Magari sono un altro pezzo del cesso: la doccia, la vasca, lo specchio, lo spazzolone, ma mai il tappetino.... orgoglio femminile).
    Chi meglio di noi è il miglior specchio?

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  4. Dal mio punto di vista, invece, è indispensabile il confronto con le altre persone per sentirsi qualsiasi cosa. Cambierei la tua domanda con: chi meglio degli altri è il nostro miglior specchio?

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  5. Non sono d'accordo, ovviamente. Il miglio specchio siamo solo noi stessi.... Ti copio due poesie molto diverse tra loro, ma che calzano a pennello... Riflettici e poi magari un giorno mi dirai...

    Sublime specchio di veraci detti...
    Sublime specchio di veraci detti,
    mostrami in corpo e in anima qual sono:
    capelli, or radi in fronte, e rossi pretti;
    lunga statura, e capo a terra prono;

    sottil persona in su due stinchi schietti;
    bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono;
    giusto naso, bel labro, e denti eletti;
    pallido in volto, più che un re sul trono:

    or duro, acerbo, ora pieghevol, mite;
    irato sempre, e non maligno mai;
    la mente e il cor meco in perpetua lite:

    per lo più mesto, e talor lieto assai,
    or stimandomi Achille, ed or Tersite:
    uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai.
    (Vittorio Alfieri)

    Non come gli altri
    Io non son come gli altri e mi dispiace.
    Io non son come gli altri, è un mio sconforto.
    Io non son come gli altri, io so chi piace.
    Io non son come gli altri, io vedo storto.

    Io non son come gli altri, amo chi giace.
    Io non son come gli altri, io penso all'orto.
    Io non son come gli altri e non ho pace.
    Io non son come gli altri e son già morto.
    (Marino Moretti)

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  6. Da Bateson a Erikson, in generale la psicologia afferma che lo sviluppo dell'identità è reso possibile da una serie di identificazioni. La nostra stessa discussione dimostra quanto ci è necessario il confronto. Noi siamo i migliori ingannatori di noi stessi ed è proprio l'inganno che gli altri compiono, a smascherare il nostro. Al tempo stesso, non esistendo una realtà relazionale oggettiva, tutto passa attraverso un vaglio sociale continuo. Noi siamo ciò che siamo con gli altri. E quando siamo soli? Quando siamo soli, siamo ciò che siamo stati con gli altri. Per me questo significa un pò affermare che noi siamo tutti e nessuno.

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  7. Aggiungo che gli ultimi versi dell'Alfieri sembrano dire che sarà la morte (e quindi saranno gli altri, i vivi) a decidere se egli sia stato un grande o un vile, mentre il poeta non riesce a definirsi, perennemente combattuto tra il sentirsi un Achille o un Tersite.

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