DSM (terza e forse ultima parte)

A volte quella delle malattie mentali sembra un'industria. Fateci caso.
Woody Allen ha potuto permettersi le cure di *costosi* psicanalisti grazie ai *ricchi* introiti dei film di grande successo coi quali sublimava le proprie nevrosi. Un po' come se andassi dal medico a raccontargli di aver guarito un'emicrania e poi gli pagassi la parcella.
Con questo non voglio sminuire quasi un secolo di studi sulla psiche inaugurati da un tipo che inventava di sana pianta i casi clinici e che dice di aver psicanalizzato Mosè e Leonardo Da Vinci (1), è solo che questa mania analizzatrice potrebbe sembrare eccessiva considerando che non esiste nessuno che non possegga una qualche caratteristica non già contemplata nel manuale diagnostico e statistico delle giovani marmotte. Il che, unitamente alle spese che ho dovuto sostenere tra psichiatri e psicoterapeuti, mi ha lasciato il sospetto che se fossi nato povero sarei stato necessariamente sano.
Di storie familiari patologiche tratte dalle vite delle persone normali se ne possono sicuramente raccontare parecchie e la differenza con quelle catalogate nei reparti psichiatrici la conosce solo chi ne paga le spese, ovvero la sanità pubblica o i figli, vittime sacrificali di una eterosessualità che non deve chiedere mai.
La domanda che vi pongo oggi è se mentre siete sdraiati su un lettino o inginocchiati dentro un confessionale avete mai il sospetto che dall'altra parte ci sia qualcuno che si masturba con i vostri peccati.
Io per sicurezza ho sempre preferito guardare negli occhi le persone a cui mi rivolgevo, come quella volta che in seguito alla rottura con l'ennesima fidanzata chiesi sostegno ad una terapeuta in un consultorio familiare.
Ricordo che dopo qualche seduta in cui le raccontavo i miei disagi amorosi e il da essi derivante sentimento di inadeguatezza e il da esso derivante desiderio di abbandonare l'università e successivamente il mondo, la terapeuta scoppiò in un improvviso pianto dirotto. Allora io, senza scompormi, nella fluidità di un gesto vinil-compassionevole che avevo spesso subìto, presi uno dei classici fazzolettini da pianto terapeutico posti nel portafazzolettini a sua volta posto opportunamente sulla scrivania, e realizzai uno dei sogni più proibiti che un paziente con disagio psichico possa sognare di soddisfare, ovvero porgerlo ad un terapeuta che piange.
Devo ammettere che, trascorsi i primi attimi di vendicativa soddisfazione, sprofondai in un grande imbarazzo. Davvero i miei problemi erano così gravi?
Dopo aver consolato la terapeuta in un lungo colloquio in cui venni a conoscenza delle sue personali problematiche e aver raccolto i pezzi di una autostima precaria, feci l'unica cosa che davvero funzionava per risollevarmi dai problemi amorosi, ovvero innamorarmi di nuovo.
Perché in fondo l'amore per le donne è sempre stata la soluzione più efficace ai problemi causati dalle donne.

Come credete che facessero gli uomini primitivi a risolvere i problemi psicologici? Può darsi che non ne avessero bisogno dal momento che non era ancora stata inventata la psiche (2) ma personalmente ho sviluppato la teoria secondo la quale le malattie mentali sono frutto di un complotto delle case farmaceutiche per nascondere il ben più grave problema delle scie chimiche.
Nel tentativo di documentarmi circa le problematiche esistenziali dell'antichità, ho scoperto che il primo vero psicologo di cui si ha memoria visse ad Atene intorno al 300 a.c. e si chiamava Epicuro. Egli riteneva che il miglior rimedio verso le paure dell'uomo fosse un frugale regime di vita comune basato sulla solidarietà e l'amicizia e il dialogo e per questo esortava gli adepti a vivere insieme mantenendosi estranei alla vita politica. I documenti storici riportano che tale metodo funzionò per un certo periodo fino alla morte di Epicuro e degli epicurei, in seguito alla quale la loro saggezza fu dimenticata. Gli uomini disimpararono a dialogare, si chiusero in luoghi angusti chiamati famiglie, smisero di credere nei sogni e di seguire i progetti di realizzazione personale, si ripiegarono su se stessi e sui figli, e non riuscendo più a comprendersi reciprocamente decisero di rivolgersi a degli specialisti pagati per fare quello che un amico avrebbe fatto spontaneamente e con affetto.
Lo so che qualcuno starà pensando che gli specialisti sanno quello che fanno e usano delle tecniche speciali e scientifiche ma basta guardare la frammentarietà dell'attuale "sapere" psicologico per comprendere quanto sia nebulosa questa "supposta conoscenza"  che poi è anche un'immagine davvero evocativa di una modalità di somministrazione farmaceutica rettale.

In sintesi esiste un mondo immaginario e bibliografico nel quale le persone posso essere distinte in affette da disturbi di vario tipo oppure normali. Per il puro piacere della scoperta e perché la normalità mi annoiava, io mi sono finto per anni appartenente alla prima categoria.
Avendo accumulato una certa esperienza sul campo, oggi fondamentalmente penso, per quanto pensare sia un termine forte, che nell'idea stessa di una terapia della mente ci sia il seme del medesimo disagio che si intende curare.
Chissà che un giorno invece delle solite pretestuose litigate tra amanti non assisteremo a dialoghi come questo:


Tesoro ci vediamo stasera?

Cara mi spiace,  stasera esco con gli amici.

Capisco.

Sei dispiaciuta forse?

A dire la verità sono un po' gelosa

Amore, non preoccuparti, sei l'unica donna della mia vita e sei bella e intelligente e sai quanto sia importante vivere relazioni amicali ricche di stimoli distali quanto prossimali, al di fuori di un contesto che rischierebbe di inaridirsi nell'esclusività di un quotidiano deprivato di integrazione sociale e ricchezza dialogica.

Certo caro ti comprendo, e anzi auspico per te una variegata metacomunicazione sociale e pubblica, una cinesica disinibita, una libera espressione dell'empatia sebbene all'interno di un contesto spaziale in cui la prossemica personale resti sopra la soglia dei 45 cm.



Credo sinceramente che un dialogo del genere non avverrà mai. Anzi, credo che qualora avvenisse sarebbe davvero sconcertante. Sconcertante e fonte di disoccupazione per qualcuno.



(1) L'ho letto su Google.
(2) "La soluzione è il problema" amava ripetere Paul Watzlawick

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